La Legge della Maat        

(ESTRATTO)

 

SCENA PRIMA

- La riforma di Tell el-Amarna: dissapori tra Ekhnatòn e Nefertiti -

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SCENA SECONDA

- Il mito di Osiride -

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SCENA TERZA

- Logica formale e logica dialettica -

 

(In una sala del castello di Aten. Ekhnatòn, Nefertiti, Miri’Aton, Enkhsanpaton, Tutenkhamen e Lucio. Poi Aristotele e l’imperatore romano Caio Messio Decio)

 

Lucio (a Nefertiti): “Signora, temo di non aver capito il modo di ragionare degli egiziani. Potresti spiegarmelo meglio?”

Nefertiti: “Guarda il rosso del tramonto, Lucio. Al tramonto il Cielo (la dea Nut) si congiunge con la Terra (il dio Geb). Essi sono fatti della stessa materia, e così l’universo, e hanno bisogno l’una dell’altro.”

Lucio: “Mia regina, come è possibile che Cielo e Terra siano composti della stessa materia? E poi come possono attrarsi reciprocamente?”

Nefertiti: “Esiste una simpatia tra le cose. E ciò vale soprattutto tra gli opposti. Il maschio è attratto dalla femmina, il bruno dal biondo, l’alto dal basso, il pieno dal vuoto, il pene dalla vagina. Ed è tale reciproca attrazione, da questo urto, conciliazione degli opposti, che si determina la più bella armonia e si ottiene l’equilibrio (o ‘Maat’), che delle cose consente l’evoluzione o, se preferisci, lo svolgimento.”

Tutenkhamen: “Questa visione per contrapposti della realtà, accolta dalla filosofia egizia e da una parte della greca (Eraclito), ma contrastata da Aristotele, venne a influenzare il cristianesimo delle origine (attraverso la corrente detta gnostica) e fu fatta propria, in tempi più recenti, da Fichte e, dopo di lui, da Hegel, Marx, Engels.”

Enkhsanpaton: “E fu appunto F. Engels che, attingendole da Hegel, enucleò le tre leggi fondamentali della logica dialettica che sono:

a) la trasformazione della quantità in qualità (una moneta è una moneta, cento monete fanno un gruzzolo);

b) la coincidenza, identità e/o equivalenza degli opposti (in base alla formula di Einstein: E=MC2, due contrari energia e massa sono tra loro equivalenti; salita e discesa, dice Eraclito, sono la stessa e unica cosa.);

c) l’alternanza e/o sequenza degli opposti (il funzionamento del muscolo cardiaco si basa sulla continua alternanza diastole e sistole, distensione e compressione; alla mattina segue la sera e insieme fanno il giorno; alla bella stagione viene dietro la brutta e tutte e due formano l’anno, ecc.)

Ed è il ritorno all’origine del ciclo, il suo rivenire al punto di partenza, che delle cose causa la perpetuità.”

Lucio: “Voi dite che ogni cosa è un trio?”

Nefertiti: “Esattamente.”

Lucio: “E su ciò si basa la logica dialettica, o logica del funzionamento delle cose?”

Nefertiti: “Proprio così.”

Lucio: “E avete aggiunto che Aristotele è in disaccordo con voi?”

Tutenkhamen: “Sì, in base ai tre principi della logica formale.”

Lucio: “Dunque alla logica dialettica (per così dire egizia o eraclitea) si contrappone una logica formale (o aristotelica)?”

Enkhsanpaton: “Questa è proprio la situazione.”

Lucio: “Benissimo. Vorrei ora che si presentasse Aristotele, per illustrare il suo pensiero.”

Nefertiti: “Sia così.”

 

(Giungono Aristotele, senza barba, e l’Imperatore romano Caio Messio Decio)

 

Aristotele: “Secondo me e i miei discepoli i principi della logica formale sono tre:

- identità (A è A);

- non contraddizione (A non è non-A);

- terzo (o mezzo) escluso (data la lettera A, un’altra lettera sarà A o non-A, tolta ogni mediazione).

E poiché, in base a questi principi uno è uno (e non è due o tre) è impossibile, come invece afferma Eraclito, che una cosa al contempo sia e non sia, in altre parole che ne contenga un’altra, opposta alla prima.”

Caio Messio Decio: “Nacqui nel 199 d.C. e regnai meno di tre anni, dal 249 al 251.

Fui un grande condottiero. Mi opposi a Cristo[1].

Nel marasma in cui era caduto l’impero romano, attaccato dai barbari, ritenni che la salute della patria fosse ottenibile attraverso la continuità della tradizione guerriera romana, del culto degli dèi e delle divinizzazione di Roma, ossia dello Stato. Non potevo prevedere che, solo sessant’anni appresso, Costantino avrebbe salvato Roma col mutamento.

Tuttavia i cristiani contrastavano la mia politica.

A me piaceva sempre ragionare, conoscevo il pensiero di Aristotele e sperai che, mediante l’applicazione delle sua leggi logiche, avrei potuto dimostrare ai cristiani l’irrazionalità della loro religione e riportarli al paganesimo. I cristiani irriducibili, invece, sarebbero stati puniti a norma di legge.

Davanti al Senato dovevo giustificare i provvedimenti che intendevo assumere contro i cristiani. I senatori erano, in maggioranza, attaccati alle tradizioni e ostili al cristianesimo; tuttavia non mancavano gli incerti.

Arringai dunque il Senato all’incirca con queste parole:

 

(La scena si trasporta a Roma, nell’aula del Senato)

 

Patres Conscripti, Gesù è il Dio dei cristiani, di quella genia che rifiuta l’arruolamento nelle legioni mentre l’impero barcolla sotto le mazzate dei barbari.

Sostengono costoro che Cristo, morendo in croce per il riscatto di tutti, ha affratellato gli uomini, per cui la violenza non ha più posto nelle relazioni internazionali. Il discorso non fa una grinza sennonché, per poterlo applicare, devono essere d’accordo entrambe le parti contendenti.

Quindi, anziché cercare di persuadere noi che siamo gli aggrediti, i cristiani si rivolgano ai goti, che hanno invaso i balcani onde farli desistere dalle loro scorrerie.

E’ manifesto che finché i goti permarranno colle loro orde in pieno territorio romano, saccheggiando e uccidendo, nessuna intesa tra goti e romani sarà non dico attuabile, ma neppur pensabile.

Altra incongruenza affermano i cristiani.

Dicono che il loro Dio è al contempo uno e trino. Non occorre aver studiato Aristotele per osservare che tale circostanza è contraddittoria e dunque impossibile.

Però a chi cerca di far notare ai cristiani l’illogicità di tale asserzione, i loro vescovi rispondono che si tratta d’un mistero, del quale neppure essi capiscono nulla.’ “

 

(Ilarità tra i banchi del Senato. La scena torna nel castello di Aten)

 

Aristotele (che estrae da una sporta un chicco di grano): “Priva di senso è l’altra tesi di Eraclito che questo chicco contenga in sé, già attualmente presente, la spiga che ne potrebbe nascere; per cui, sempre secondo Eraclito, saremmo sin da ora in presenza di due cose: il chicco e la spiga che ne verrà.

Adesso come io vedo e tocco un chicco (e non una spiga) e dunque i miei sensi mi assicurano che quel che maneggio è una cosa sola, il chicco appunto, e non due cose.

E’ pur vero che un chicco seminato o innaffiato può generare una spiga; peraltro, senza bisogno d’affermare che il chicco costituisce fin da ora due cose, è possibile sostenere che l’atto, cioè il chicco, abbia in sé la potenza di divenire spiga. Però, anche se il chicco può trasformarsi in spiga, quest’ultima, a sua volta, sarà una cosa sola, mai due.

In conclusione non chicco e spiga come dice (Eraclito), bensì un chicco ‘in esse’ e una spiga ‘in posse’, e quindi sempre una cosa alla volta.”

Lucio: “Insomma, per te la cosa è una, e non due o tre?”

Aristotele: “Non lo dico io, lo dice la mia logica. Quindi fai male a darmi, nella tua mente, del cretino per aver frainteso Eraclito o per non aver introdotto, accanto alla mia logica formale, una logica dialettica di tipo ‘eraclitico’. Eraclito non l’ho frainteso, l’ho respinto

Del resto quando, ad Atene, portavamo avanti le nostre ricerche, io e i miei discepoli eravamo all’assoluta avanguardia.”

Lucio: “Aristotele, prima di continuare nella trattazione, spiegami perché non hai la barba. Le tue statue ti rappresentano barbuto.”

Aristotele: “La barba viene e va, basta tagliarsela, cosa che in vita feci a più riprese. Ora sono senza.”

Lucio: “Tutenkhamen, che dici del discorso di Aristotele?”

Tutenkhamen: “Dico che Aristotele non ha tutti torti. La valutazione e la critica d’un filosofo deve tenere conto sia dei risultati ottenuti dagli altri fino a quel momento, sia dei progressi da lui fatti compiere alla problematica.

Nel caso di Aristotele il passo in avanti effettuato, suo tramite, dalla filosofia, fu sì grande da far ritenere a molti che in talune materie fosse stata pronunciata la parola definitiva (e in ciò, invece, consistette l’errore).”

Lucio (a Ekhnatòn): “Mio faraone, dove scorgi la differenza essenziale tra la filosofia di Aristotele e quella Eraclito?”

Ekhnatòn: “Per lo Stagirita[2], contrari sono i termini massimamente distanti l’uno dall’altro nello stesso genere (come freddo e caldo, buono e cattivo, alto e basso). Per l’egizio i contrari sono due cose (opposte) contenute in una terza: servono a tenerla in piedi, fornendole l’equilibrio che ne permette il divenire e dunque a consentirne lo svolgimento (che l’egizio scorge nel compimento e/o nel ritorno di un ciclo).

Ordunque, secondo l’egizio, i contrari (pur essendo due cose distinte) sono funzionalmente connessi in quanto destinati a comporre (mediante l’equilibrio da loro apportato) quel trio (o trinità) osservabile in ogni cosa compiuta.”

Lucio: “E che pensi, mio signore, della logica formale di Aristotele?”

Ekhnatòn: “La logica formale ha questo di grave: sorta come strumento d’indagine per giungere alla verità, un po' alla volta è diventata verità essa stessa.”

Lucio: “Quali preferenze manifesta la scienza moderna?”

Miri’Aton: “La fisica attuale pare attratta più dall’impostazione egizio-eraclitea, che da quella di Aristotele, e così alla materia contrappone l’antimateria, all’energia la massa, alla fisica del grandissimo la fisica del piccolissimo.”

Lucio: “E per le altre scienze?”

Miri’Aton: “C. L. Musatti[3], scrive: ‘sono estremamente rari gli individui per i quali si può parlare di una completa mascolinità o di una completa femminilità, mentre per la maggior parte degli uomini risultano accertabili stati sia pur lieve intersessualità’.

Ma se è così, vedi anche tu che i principi logici di Aristotele per il quale: ‘un maschio è un maschio, un maschio non è una femmina e dato un maschio, un altro essere umano dovrà essere o un maschio o una femmina, esclusa qualsiasi mediazione, nel caso in esame non sono applicabili.

Tutto sommato, pare che logica formale e logica dialettica abbiano ciascuna un proprio campo d’applicazione. La logica formale riguarda la cosa per quello che è, la dialettica la descrive nel suo funzionamento, ciascuna in base alle sue leggi.

Dalla logica formale sappiamo che un polmone è un polmone, che un polmone non è, ad. es., un fegato e che, dato un polmone, un altro organo del nostro corpo sarà un polmone o un non-polmone, esclusa mediazione.

Dalla logica dialettica apprendiamo che il polmone funziona con andamento binario: inspirazione di aria e successiva espirazione, quindi anche nel polmone scorgiamo le due tendenze opposte, da cui origina la migliore armonia, ossia l'equilibrio tra i due movimenti e una perfetta respirazione."

Lucio: "Grazie a voi, anime buone."

 (Escono tutti)

 

SCENA QUARTA

- Il problema etico nella riforma di Tell el-Amarna -

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SCENA QUINTA

- Il decalogo -

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SCENA SESTA

- Alessandro il Macedone -

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[1] I libri di storia ignorano, per quanto so, la data di nascita di Decio. Eletto imperatore intorno al giugno del 249 d.C., sconfisse Filippo l'Arabo (probabilmente cristiano) nel settembre dello stesso anno e governò fino all'ottobre del 251 d.C., allorquando cadde combattendo contro i goti che avevano invaso la penisola balcanica ('Cronologia universale - Dalla preistoria all'età contemporanea, U.T.E.T., Torino, 1979, pag. 181).

[2] Aristotele nacque appunto a Stagira.

[3] Nel ‘Tattato di psicoanalisi’, Boringieri, 3a ed., Torino, 1977, parte V, pagg. 101 ss.

. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.

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