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E’ uscito per
i tipi di Seneca Ed., Torino 2010, “Haiti. Un terremoto che persiste
da due secoli”, di Eriona Culaj.
Haiti è
diventata, tristemente, oggetto d’interesse dei media internazionali
solo dopo essere stata devastata, prima nell’estate 2008 da una
serie di uragani e poi il 12 gennaio scorso dal terremoto. Per il
resto, viene di solito associata al vudù, alle spiagge paradisiache
e al merengue. Il terremoto che intende l’autrice di Luino è un
terremoto spirituale, sociale ed economico che scuote questo paese
da tempi remoti: le sue vicende storiche si sono spesso intrecciate,
influenzandole anche profondamente, con quelle della Francia, della
Repubblica Dominicana e degli Stati Uniti, rendendola una nazione
singolare.
Schiavitù e
catene rotte; vita e morte; vudù e massoneria; animismo e
cristianesimo; ignoranza e cultura; fango e umanità calpestata che
si risolleva, oltre ad uragani e movimenti tellurici. Irrimediabile
fame e malattie che persistono. Gli haitiani hanno acceso la miccia
della bomba della libertà dei neri schiavi: hanno, infatti, creato
il primo stato nero indipendente al mondo; ma sono, spesso, ancora
schiavi, come accade in molti casi proprio nella vicina e cugina
Repubblica Domenicana, con cui condividono l’isola di Hispaniola. Il
tutto in un contesto in cui anche le informazioni sembrano velate
quasi da mistero o da un’ombra di oblio. Mentre a Santo Domingo, il
turismo degli aeroporti internazionali, degli hotel e delle
escursioni nell’interno, è ben sviluppato ed è entrato in un
immaginario paradisiaco collettivo, ad Haiti si avvicinano solo
alcune grandi navi da crociera che sbarcano frettolosamente i
clienti sulle pochissime spiagge attrezzate, seppur stupende.
Appare chiaro
nel libro come il ruolo di chi si è succeduto al potere in Haiti
abbia avuto un’influenza molto diretta sull’economia e sulla società
e come abbia contribuito fortemente a portare il paese all’attuale
condizione di crisi, rendendolo lo stato più povero dell’emisfero
occidentale. Tra questi personaggi ci sono stati molti dittatori,
più che padri della loro patria, intenti a esercitare con arroganza
e crudeltà il loro ruolo a soli fini personali, con uso di miliziani
del terrore, quali i tristemente noti
Tonton Macoutes
del presidente padrone “Papa Doc” François Duvalier.
Messe per
ordine nel libro le ragioni storiche, sociali, culturali ed
economiche che si sono avvicendate sull’isola di Hispaniola, ne è
scaturita l’inattesa e terribile constatazione che in Haiti il
terremoto non si è manifestato solo il 12 gennaio 2010: persiste da
due secoli.
Si tratta di
un saggio o di un romanzo?
La storia
degli haitiani e del loro paese appare essa stessa come un romanzo,
ma ciò che viene narrato dall’autrice rappresenta la vita e la
cornice sociale reale della nazione. Ella percorre con i lettori un
viaggio nel tempo, nella cultura e nella storia di questo paese
singolare, dalla scoperta di Colombo all’ultimo terremoto e alle
successive vicende. Ha radunato le scarse fonti disponibili in
Italia e all’estero e vi ha unito i suoi personali riscontri.
Nella ricerca
del materiale per questo lavoro, l’autrice oltre ad avvalersi della
documentazione cartacea reperita tra biblioteche e librerie e di
quella in forma digitale, ha avuto la possibilità di intervistare
alcuni giovani haitiani e di visitare un batey, villaggio
artificiale per i tagliatori della canna da zucchero haitiani e le
loro famiglie, nei pressi di una piantagione di canna da zucchero
nella Repubblica Dominicana. Aiutata da una guida locale, riferisce
di essere stata accolta come ospite e che le è bastato portare dei
doni ai bambini - pennarelli, quaderni e matite, oltre a qualche
vestito - per vedere la felicità nei loro occhi: sorrisi così solari
e sinceri che mettono voglia di vivere e le hanno fatto vedere il
mondo da un’altra prospettiva.
Vengono poi
delineate, nel contesto di quanto esposto, le reali prospettive di
ripresa. Gli haitiani sono una nazione molto più complessa che
qualunque altra dell’America Centrale. Per questo occorre capire
come si siano evoluti i fattori storici, economici e sociali e quale
sia stata la politica finanziaria anteriore al sisma, prima di poter
indicare quali siano gli aiuti effettivi da portare e come si
debbano organizzare per poter davvero contribuire al superamento
della gravissima crisi sociale ed economica. Leggendo il libro, si
avrà modo di comprendere che erano presenti anche prima dell’ultimo
terremoto serie prospettive di ripresa che, quindi, sono alla
portata di quel popolo.
Chi
desiderasse, poi, approfondire le conoscenze sull’economia del
paese, potrà giovarsi dell’ultimo capitolo, dove è possibile
scoprire come Haiti fosse ormai giunta a meritarsi la progressiva
cancellazione dei debiti multilaterali, in base ad un percorso
virtuoso stabilito con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca
Mondiale e la Banca Inter-americana per lo Sviluppo e portato avanti
positivamente nonostante i devastanti uragani del 2008.
Ci vorrà certamente la
cooperazione da parte di tutta la comunità internazionale e quella
delle singole persone, per aiutare Haiti a uscire da queste macerie.
Al momento, il terremoto sembra abbia accelerato i tempi, peraltro
già programmati, per la cancellazione del debito estero.
Da ultimo,
viene sottolineato che per aiutare davvero la popolazione haitiana,
non dovremo dimenticare coloro che sono passati, quelli che ci sono
e quelli che verranno, quando sarà trascorso il subitaneo stimolo
emotivo e mediatico per le notizie e le immagini della terra che ha
tremato. |